Progetto europeo "No profit skills building inclusive Europe": il racconto di chi è già tornato

Pubblicata il: 19/04/2017

IL RACCONTO DI CHI E' TORNATO
Alberto Pederzoli (Malta, 5-19 Giugno 2016)
Compiuti i trent’anni di età e terminati gli studi, pensavo di aver ormai perso le mie possibilità di svolgere esperienze importanti come quelle di un vecchio Erasmus; invece a giugno 2016 è arrivata la mia grande occasione, grazie al progetto “Noprofit#euskills”.
Il progetto europeo, promosso da CSV Marche in collaborazione con Ass.I.Pro.V. e altri CSV italiani, è a tutti gli effetti molto simile al vecchio Erasmus: grazie alla nuova programmazione europea, il progetto che per anni ha fatto muovere universitari di tutta Europa ora si apre anche a chi ha già finito gli studi ma vuole usufruire di un’esperienza importante per la propria crescita formativa, lavorativa e personale.
Il nuovo programma Erasmus+ riserva infatti opportunità anche per i lavoratori, oltre che per giovani e studenti; lo spirito dello scambio europeo è fondamentale per tutti i cittadini UE: non solo perché permette di avvicinarci e di conoscere meglio i nostri “vicini di casa”, ma anche perché, con i componenti stranieri della “famiglia europea” si possono stringere rapporti di amicizia, ma soprattutto di collaborazione.
Una delle priorità di Erasmus è proprio quella di permettere alle persone di creare una rete,  fondamentale per sentirci parte di Casa Europa, ma ancora più utile in previsione di future partecipazioni a bandi europei: è fondamentale in questi, se si vuole ottenere una vittoria e quindi un finanziamento, avere dei partner/collaboratori stranieri.
La mia personale esperienza è stata sicuramente inaspettata anche per il luogo in cui avrei svolto il mio tirocinio: Malta. Questa piccola isola, situata a pochi chilometri dalla Sicilia e dal territorio italiano, racchiude in realtà secoli di un’incredibile storia tra templi eretti 3.000 anni prima di Cristo, l’Ordine dei Cavalieri di Malta, l’occupazione inglese e le influenze italiane.
Con presupposti di questo genere non avevo dubbi sul risultato della mia esperienza, ma le conferme le ho potute avere solo arrivato sul suolo maltese, dopo aver conosciuto i miei colleghi italiani e l’organizzazione noprofit che ci avrebbe ospitato, KOPIN.
Assieme al sottoscritto, a vivere l’esperienza Erasmus erano sette persone con le quali ho trascorso le due settimane sull’isola: tutti di diverso genere ed età, provenienti da diverse parti d’Italia e da diverse formazioni culturali. Ovviamente le nostre diversità si sono fatte sentire durante tutto il tirocinio, ma l’eterogeneità è sicuramente una ricchezza, soprattutto quando il comune denominatore è quello dello spirito del volontariato: tutti quanti infatti provenivamo da esperienze con associazioni no profit spesso simili tra loro.
Senza togliere nulla ai miei colleghi, è giusto concentrare il discorso invece su Kopin, la ong che ci ha ospitato e formato durante le due settimane, una realtà piuttosto importante sull’isola: è composta da giovani provenienti da Europa e da altre parti del mondo con lo spirito di essere un perno nel campo della cooperazione internazionale, l’educazione e la migrazione, le pari opportunità per tutti i cittadini del mondo.
Kopin affronta problemi come la povertà, i rischi per l’ambiente e le ingiustizie sociali. Di sicuro impatto e concretezza sono stati i loro interventi per la protezione dei bambini dal traffico di esseri umani particolarmente diffuso in queste recenti ondate migratorie; grandi risultati ha portato anche il loro intervento per lo sviluppo di energia tramite biogas, questa volta non in Europa ma bensì in Etiopia.
Come si può capire, l’ambiente della Ong Maltese è interessante e stimolante per persone di diverse provenienze.
Durante i giorni di lavoro, Kopin ha alternato la formazione sulla progettazione europea a visite specifiche ad altre realtà locali, organizzazioni no profit maltesi.
Le lezioni riguardanti la progettazione europea sono state molto importanti; è chiaro che in pochi giorni non si può approfondire troppo il discorso su questo tipo di finanziamenti, però è sicuro che poche lezioni fatte da persone esperte e del mestiere possono essere ben più formative di lunghi corsi a pagamento che spesso si rivelano poco concreti.
Io stesso, seppur già formato sull’argomento, l’ho trovato molto interessante ed istruttivo, non solo per la competenza dei membri Kopin, ma anche perché siamo riusciti ad ipotizzare concretamente quello che è dietro ad ogni progetto europeo: il lavoro di un gruppo di persone che non si conoscono e che provengono da parti diverse del continente e, soprattutto, il lavoro svolto completamente in inglese.
La nostra formazione non si è svolta solamente in classe, ma anche all’esterno: abbiamo infatti avuto la fortuna di conoscere altre realtà presenti sull’isola di Malta.
Abbiamo passato due bellissime giornate immersi nella natura: la prima presso la ong Gaia, organizzazione ambientalista che si occupa di proteggere la fauna e la flora di diversi luoghi di Malta particolarmente in pericolo per calamità naturali o per l’irresponsabilità umana; la seconda giornata invece si è trascorsa presso la cooperativa Manikata, un gruppo di coltivatori diretti che lottano per la salvaguardia delle loro terre, ricche di storia, contro la presenza invasiva - ancora una volta- dell’uomo.
In entrambi i luoghi abbiamo potuto approfondire la nostra conoscenza specialmente sulla flora autoctona, su progetti europei svolti alla condivisione di buone pratiche e, inoltre, abbiamo potuto assaggiare i frutti di questa terra cotta dal sole del Mediterraneo: anche il palato vuole la sua parte.
Altre due organizzazioni operanti nel sociale che abbiamo visitato sono state Inspire e Sunrise: la prima enorme realtà, la più grande di Malta come ong, che si occupa di disabilità; la seconda, invece, ha fatto della sua missione la possibilità di dare pari opportunità anche alle persone più povere.
L’esperienza maltese ci ha tenuto ben concentrati anche su un altro problema che affligge l’Europa e non solo, quello della migrazione di milioni di persone in balia del traffico di uomini e dei pericoli naturali che si possono trovare durante l’attraversata del deserto o del mare.
Siamo potuti entrare nel palazzi governativi per conoscere il punto di vista di AWAS, l’agenzia per i richiedenti asilo; un'altra utile occasione è stata la visita presso UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite che indirizza il suo aiuto ai profughi in tutto il mondo.
In tutte le realtà visitate mi è sicuramente rimasto impressa la presenza di altre persone non originarie di Malta: alcune dipendenti delle stesse ong e altri semplici volontari come i ragazzi del Servizio Volontario Europeo (SVE). Ne abbiamo incontrati diversi e dai loro racconti è emerso come, ancora una volta, sia importante la collaborazione europea.
Oltre alle attività decise e programmate nel progetto di scambio, Kopin ci ha dato la possibilità di partecipare ad altri eventi come alla proiezione serale di un documentario durante il Malta Film Festival o alla presentazione di un libro sulla storia di una fortunata rifugiata. Come si può immaginare l’effetto su noi ospiti è stato altamente positivo perché, se da un lato si tornava a casa a sera stanchi per la giornata impegnativa, dall’altro si riconosceva la grande esperienza accumulata e si desiderava ricominciare una giornata nuova per conoscere altri interessanti aspetti di Malta.
L’ultimo aspetto che tengo a segnalare è quello dell’alloggio: io ho avuto la fortuna di essere ospitato da una famiglia maltese che ha fatto della condivisione il proprio stile di vita.
Anche questo aspetto dell’Erasmus è stato del tutto nuovo per me e, benché all’inizio fossi un po’ spaventato dall’idea di dividere la casa con altre dieci persone provenienti da più parti d’Europa, dopo due settimane non sarei voluto partire perché già sentivo la mancanza delle colazioni e delle cene passate in compagnia della mia eterogenea famiglia maltese.
Il progetto Noprofit#euskills è un’occasione unica per tutte quelle persone che svolgono volontariato: è il modo giusto per approfondire certi aspetti del proprio lavoro e delle proprie passioni; è un’occasione formativa altamente rilevante perché si ha modo di mettersi in gioco, conoscere nuove persone e scambiare buone pratiche; inoltre, fornisce la possibilità di trovare “alleati”, compagni per futuri progetti europei o semplici scambi culturali.
Nel suo insieme, l’esperienza Erasmus fornisce ad ogni persona la possibilità di una crescita generale: dal perfezionamento di una lingua straniera, passando dall’arricchimento culturale  fino all’apprendimento di nuove capacità professionali. E’ la giusta occasione per diventare una persona più completa grazie agli stimoli che solo l’esperienza europea può fornire.
Con le borse per la formazione offerte dal programma Erasmus + è possibile anche effettuare attività di job-shadowing in Europa, cioè scambiare esperienze, acquisire nuove strategie di azione e molto altro ancora.

Angela Persico (Regno Unito, 10 - 24 luglio 2016)
La scorsa estate ho avuto l’opportunità di partecipare ad un training all’estero di due settimane dai risvolti particolarmente interessanti, grazie al progetto Noprofit#euskills promosso dal CSV Marche in collaborazione con CSVnet e altri CSV, tra cui quello di Forlì-Cesena, nell’ambito del programma Erasmus+: una formazione all’estero per professionisti con la finalità di accrescere competenze manageriali nell’ambito della progettazione europea, concepito prioritariamente per coloro che operano nei CSV e nelle organizzazione che aderiscono a questi, con destinazione in vari paesi europei partner del progetto.
Sono stata tra i membri del primo gruppo che ha dato inizio alla mobilità nel Regno Unito, il mio training si è svolto a Hemel Hempstead, una cittadina a pochi km da Londra.
Per me, che da anni opero nel sociale, nel volontariato e nel no profit in generale, tra collaborazioni con il CSV di Forlì-Cesena, con associazioni del territorio ad esso afferenti e con altre presenti in varie province dell’Emilia Romagna, Bologna compresa, è stata un’esperienza particolarmente stimolante: conoscere operatori e professionisti attivi in altri territori italiani e insieme confrontarci con la realtà britannica, per certi aspetti profondamente diversa dalla nostra, ma nella realtà dei fatti anche con numerose similitudini, mi ha aperto ad un rinnovamento di prospettive e d’idee e a differenti valutazioni.
A ospitarci dal 10 al 24 luglio, offrendoci un valido training formativo, sono stati gli operatori del Community Action Dacorum. Il Cad, così è conosciuto nel distretto dove si colloca, è stato una graditissima scoperta: un’organizzazione molto vicina per tanti aspetti ai nostri Centri Servizi per il Volontariato, relativamente ai servizi di cui le associazioni del distretto possono usufruire, per altri invece profondamente diverso, sia rispetto alle varie attività rivolte alla cittadinanza (come la gestione di una radio locale, corsi di lingua e di intrattenimento, tra cui ad esempio il ballo e il canto, per citarne alcuni), sia rispetto alla diversa concezione del mondo no profit e dell’organizzazione di questo nei paesi anglosassoni: 15 giorni sono stati l’ideale per un training breve che tra gli obiettivi indiretti si propone sicuramente lo scambio di buone prassi, e sufficienti per poter conoscere ed entrare in contatto con le varie attività che il Cad organizza e porta avanti, unitamente ai servizi che offre alle associazioni, e per usufruire efficacemente di una formazione pensata ad hoc per i borsisti del progetto Noprofit#euskills.
Ho apprezzato particolarmente la modalità interattiva con cui l’intero training si è svolto, sicuramente facilitata dal numero dei partecipanti alla formazione (8 del progetto Noprofit#euskills insieme con un’operatrice del settore proveniente dalla Lettonia e due volontari del programma SVE), ma assolutamente favorita dalla cura con cui è stato organizzato e gestito l’intero training: di volta in volta eravamo chiamati singolarmente a esprimerci con impressioni personali rispetto a quanto veniva proposto durante le presentazioni quotidiane e a confrontarci su metodologie progettuali nel corso di esercitazioni. Tutto questo ha permesso la pratica della lingua inglese e concesso l’opportunità di acquisire familiarità con la terminologia tecnica del settore in questione, che è stata approfondita durante le business english lessons, un corso pensato per noi borsisti Noprofit#euskills, innovativo nell’approccio ed efficace nelle modalità, con la scelta vincente di un’insegnante che ha saputo trasmetterci le basi fondamenti all’approfondimento di una lingua calata in uno contesto professionale specifico, fornendo spunti interessanti per un eventuale perfezionamento successivo, con l’utilizzo di strategie di apprendimento efficaci per chi dispone di poche ore all’interno di un training che esula dallo studio linguistico in senso stretto, ma non per questo lontano dal fornire un’occasione di pratica in loco.
Il Community Action Dacorum è situato a Hemel, una cittadina residenziale dai contorni inconfondibilmente british, piuttosto tranquilla, che ad un turista offre il vantaggio di essere a pochi km dalla capitale, ad viaggiatore piacevoli passeggiate immerse nel verde dei suoi deliziosi giardini nel cuore della città, dove è impossibile trascurare l’impatto di un multiculturalismo radicato e ordinato, ad un gruppo giunto qui per un training concede sicuramente spunti di riflessione ad ampio raggio. Grazie alle visite organizzate presso il Dacorum Council, il Volunteer Centre, il South Hill Centre Campus, la Sunnyside Rural Trust, durante le ore di formazione, il Cad ci ha permesso di entrare in uno spaccato della loro quotidianità e della loro organizzazione civica, nonché gestione della cosa pubblica, dove profit e no profit s'incontrano e s'influenzano, beneficiando da ambo le parti di ciò che l’uno può apportare all’altro. Oltre all’arricchimento del bagaglio professionale, abbiamo così potuto osservare pratiche indiscutibilmente efficaci, che trovano applicabilità sicuramente grazie ad un contesto che crea presupposti favorevoli in tale direzione, e perciò di complessa trasferibilità, ma che indubbiamente può suscitare idee rilevanti da poter trasformare in progetti concreti da adattare ai propri contesti.
Il training, seppure con un ritmo soft inserito in un’atmosfera rilassante, è stato decisamente intensivo calato in una totale full immersion da mattina a tardo pomeriggio, intervallata però da coffee, e naturalmente tea, break con abbondanti spuntini che abbiamo particolarmente apprezzato, e da pause pranzo in pub e ristorantini situati nei pressi del Cad dove, in compagnia degli operatori, abbiamo potuto praticare lo speaking in un’atmosfera di piacevole convivialità.
La vicinanza alla capitale ci ha permesso di organizzare weekend esplorativi in una delle più famose metropoli europee e per me, neofita in terre britanniche, è stata un’imperdibile occasione per visitare finalmente la patria della musica: l’immagine di una Londra uggiosa e sconfinata, dalle rigide architetture ed estremamente trafficata, è stata sostituita da quella di una città cosmopolita e multiculturale, che sprigiona un fascino senza tempo, con angoli deliziosi e sorprendenti da visitare e contemplare, complice un clima e una temperatura insolitamente favorevoli.
L’affiatamento del gruppo è stato fondamentale per vivere appieno l’esperienza che ti offre un progetto del genere: fin dai primi giorni si è instaurato uno speciale feeling, accomunati dalla voglia di condivisione, di mettersi in gioco e di migliorarsi, con lo spirito di trovare, e creare, il divertimento e il relax nelle piccole cose, quelle che rendono un soggiorno in un paese straniero, con persone fino a poco prima sconosciute, piacevole e spensierato, oltre che formativo. Insomma, eravamo tutti sul pezzo e nel right mood, per questo è d’obbligo citare i miei compagni di viaggio, che ringrazio di cuore per aver reso l’esperienza, di per sé interessante, anche leggera e intensa.
L’impronta di chi ha promosso, gestendo in tutte le sue fasi di implementazione il progetto, è stata decisiva per il successo dell’esperienza e assolutamente lampante: tutto questo non sarebbe stato vissuto allo stesso modo senza l’impegno, ben oltre il necessario, e l’entusiasmo di chi ha lavorato alla buona riuscita dell’intera progettazione: avevo già avuto modo di conoscere l’efficienza del coordinamento dei progetti di mobilità europea del CSV Marche, perciò non è stata una sorpresa constatare un’eccellente preparazione per l’avvio dei flussi, ricevere assistenza concreta e una grande disponibilità ad accogliere le singole esigenze ed eventuali richieste dei partecipanti selezionati, nei limiti naturalmente consentiti dal bando, con reperibilità continua durante l’intero soggiorno. Essere supportati da un’impeccabile gestione, in procinto di intraprendere una mobilità, è rassicurante e ti alleggerisce non poco il bagaglio, soprattutto per chi ha avuto scarse occasioni di andare oltre i confini nazionali ma che ha, come me, il desiderio incessante di poterlo fare per conoscere l’Europa e il mondo intero e confrontarsi con nuovi luoghi, nuove persone, nuove situazioni, ricercando un arricchimento personale, oltre che professionale, in ogni cosa che intraprende.

Paola Pransani (Regno Unito, 20 gennaio - 5 febbraio 2017)
Il progetto #nonprofiteuskills mi ha permesso di prendere parte a un’esperienza di vita, non solo legata al mondo del nonprofit, ma anche dal punto di vista umano e personale.
Sono state due settimane  molto intense, all’interno delle quali ci è stata offerta la possibilità di “toccare con mano” le più svariate attività nel campo del volontariato che si svolgono nel centro urbano di Hemel Hempstead, una cittadina alle porte di Londra, nata dalle ceneri del secondo dopoguerra.
Durante le due settimane abbiamo alternato momenti formativi come lezioni di Fundraising, Business English e planning di politiche di vicinato, con esperienze dirette presso le varie associazioni di Volontariato, come la visita alla fattoria didattica Sunnyside Rural Trust e un intervento radiofonico in diretta a Radio Dacorum, una radio locale gestita da volontari.
La parte finale del progetto è culminata nella stesura e simulazione di un progetto europeo, che ci ha permesso di confrontarci e di metterci alla prova sia dal punto di vista dell’impostazione del progetto, sia per quanto riguarda la struttura e la scrittura del progetto stesso, che ho potuto condividere con AVIS una volta rientrata in Italia.
Dal punto di vista umano, è stata un’esperienza sicuramente positiva, ho avuto modo di confrontarmi e di condividere esperienze e punti di vista con i miei compagni di viaggio. Il dialogo è sempre stato costruttivo, non solo nei momenti di attività all’interno del CAD, ma anche nel tempo libero e nelle serate, a termine delle sessioni formative il confronto e la condivisione di esperienze e informazioni è stato molto utile, se non parte integrante di questa bella esperienza.
Una delle cose che mi è rimasta più impressa, a distanza di tempo, è stata la percezione di un forte legame presente fra le associazioni di volontariato ed il territorio del Distretto, che si manifesta in varie iniziative di raccolta fondi come cene di beneficienza, mercatini, Charity shop e partnership con aziende del territorio.
La popolazione locale è molto attiva ed attenta alle esigenze del territorio, così come le aziende, che attraverso progetti di Responsabilità Sociale d’Impresa collaborano con il sociale e finanziano in vari modi le  iniziative benefiche.
Ho condiviso e diffuso il materiale di progettazione europea all’interno di AVIS Cesena, in vista di possibili future candidature a progetti europei, che già si svolgono a livello nazionale, ma che vanno sicuramente sviluppate anche a livello locale.
Ringrazio infinitamente ASSIPROV, CSV Marche e AVIS Cesena per avermi permesso di partecipare a un’iniziativa così importante e per aver contribuito a farci conoscere una realtà diversa su cui riflettere e da cui prendere spunto per il futuro.

Laura Ciccocioppi (Regno Unito, 22 gennaio - 5 febbraio 2017)

Ho partecipato al progetto Noprofit#euskills durante questo inverno: due settimane di formazione a Hemel Hempstead, cittadina tipicamente inglese poco distante da Londra, un’esperienza tanto intensa quanto arricchente che mi ha permesso di confrontarmi con colleghi e professionisti italiani provenienti da diverse realtà associative e regioni - oltre che d’oltremanica - con cui scambiare prassi e competenze e condividere momenti piacevoli, non solo durante le ore dedicate al training.
È stata l’occasione per poter conoscere la cultura inglese e il sistema di welfare britannico (in cui i settori del profit e del non profit sembrano molto più in relazione di quanto non avvenga attualmente in Italia) e per avere una panoramica dei servizi offerti da un’organizzazione molto simile ai nostri Centri Servizi per il Volontariato come il Community Action Dacorum (CAD), direttamente da coloro che vi operano all’interno quotidianamente, dall’operatore al volontario.
Ho apprezzato molto il taglio fortemente pratico della formazione, con visite organizzate nei diversi centri in cui si svolgono le attività del CAD, nell’Università locale e in altri luoghi pubblici di interesse con cui il centro mantiene rapporti di partnership. Stimolante anche il lavoro di gruppo centrato direttamente sui formulari previsti per i progetti europei, per il quale mi sarebbe piaciuto avere più tempo a disposizione, così come è stato molto sfidante e divertente mettersi nei panni dei fruitori di alcune attività del CAD, che ci ha dato la possibilità di sentirci aspiranti ballerini e speaker radiofonici per un giorno! Tutto questo, insieme alle preziosissime lezioni di Business English applicato alla progettazione di Michelle, si è rivelato importante anche per rispolverare e perfezionare il mio inglese.  In sole due settimane sono ritornata a Forlì diversa, con una rete di contatti personali e professionali più ampia e nuove conoscenze che spero di poter trasferire nelle realtà non profit in cui opero come volontaria e come collaboratrice.
Niente di ciò sarebbe stato possibile senza la sezione provinciale di Forlì-Cesena dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM Onlus), ASS.I.PRO.V Centro Servizi per il volontariato di Forlì-Cesena e il CSV Marche, che ringrazio di cuore.

Roberta Ravello (Spagna, 26 marzo - 9 aprile 2017)
In occasione di un programma di studio offerto dal Centro di Servizio per il Volontariato delle Marche in partenariato con Ass.I.Pro.V. e altri CSV e dedicato a sviluppare esperienze in europrogettazione, anche l'associazione Horse Angels ha presentato la candidatura di Roberta Ravello, che ha avuto l'opportunità di fare formazione per due settimane a Granada, in Spagna, presso il MEP (Mobility European Project). Erano presenti 26 italiani, ciascuno proveniente da una realtà di volontariato differente.
L’attività di job-shadowing è un’attività di formazione di tipo informale che si svolge solitamente in un'organizzazione che si occupa di formazione e che risponde appieno agli obiettivi e alle finalità che il Programma Erasmus + si pone e che l'Europa finanzia, credendo che la cultura possa aprire dei ponti e abbattere delle barriere. Molte sono le attività che si possono svolgere durante il periodo di job-shadowing: osservazione, insegnamento nella propria lingua/nella lingua di comunicazione/nella lingua del paese ospitante, scambi di esperienze con i colleghi stranieri, acquisizione di nuove strategie di insegnamento, di valutazione, ecc.
Il  job-shadowing, dunque, è un'occasione per fornire ai partecipanti competenze, tecniche e metodi da applicare concretamente nell'attività didattica e per favorire lo scambio di esperienze e di buone pratiche. Inoltre questa esperienza stimola l’uso delle lingue straniere, il lavoro di gruppo e la collaborazione fra attori di paesi diversi, contribuendo a realizzare concretamente la tanto auspicata dimensione europea.
Grazie a questa opportunità di studio, anche Horse Angels ha conosciuto il job-shadowing e ha imparato a prendere contatti con gruppi di interesse stranieri per organizzare insieme un programma di attività valutato interessante ai fini statutari.
Come figura di contatto, in Spagna, Roberta Ravello, partecipante per Horse Angels, ha potuto conoscere WORLDFRIENDS, una noprofit dell'Andalusia che si dedica all'apprendimento idiomatico e all'inclusione degli stranieri attraverso di esso. Grazie a Worldfriends è stato possibile essere ospite presso una grande azienda agricola nella Mancha Real, Cortijo Moragon, nel cuore della Sierra andalusa, un'uliveta dove vengono allevati in modo naturale anche un gran numero di cavalli e bovini. Un'esperienza molto interessante di confronto tra culture diverse che ha rigenerato la voglia di acquisire una dimensione sempre più internazionale, europea, di dialogo per il benessere degli animali da allevamento e da reddito.
Per ottenere poi il massimo del valore aggiunto da quest'esperienza, il  job-shadowing potrebbe essere reciproco. Infatti, anche se l’attività di formazione deve rispondere al profilo e alle esigenze del singolo, questa esperienza non è solo “personale”, ma deve essere utile sul territorio in cui si lavora. Per questi motivi chi si occupa di organizzare questi corsi con i fondi europei sottolinea l’importanza delle fasi di preparazione - monitoraggio - valutazione - disseminazione dei risultati.
Come Horse Angels intendiamo proseguire in questo viaggio, che potrebbe portarci a visitare più paesi, ospitare persone da altri paesi, per uniformare i concetti di benessere e tutela degli animali da allevamento e da reddito nell'ottica di risparmio di sofferenze inutili e potenziamento della giustizia nei confronti degli animali, ad ampio spettro, sia essa giuridica, sportiva ma anche morale ed etica.

Pierpaolo Bravin (Spagna  26 marzo - 9 aprile 2017)
In compagnia di altri 25 candidati selezionati di età dai 24 a 60 anni provenienti dai CSV di Marche, Lazio ed Emilia Romagna, ho partecipato al gruppo Granada 2 per due settimane intensa di scoperta culturale, di pratica linguistica e di apprendimento, un periodo fuori dalle scadenze pressanti e dal lavoro ordinario che ho molto gradito e che ha rappresentato un’esperienza stimolante e positiva.
Anche la fase di preparazione, formazione e organizzazione logistica del progetto svolte in un incontro a Roma il 12/05/2016 e la seguente formazione online allestita dall’ente coordinatore il CSV delle Marche, mi hanno permesso di approfondire la conoscenza di alcuni strumenti di comunicazione.
Il progetto ha favorito la conoscenza diretta del lavoro di diverse organizzazioni senza scopo di lucro operanti a Granada, città dell’Andalusia nel sud della Spagna grazie al supporto logistico dell’ente ospitante; il MEP una organizzazione con grande esperienza di accoglienza di mobilità europee, ben collegata con gli altri partner europei e il CSV Marche.
L’intenso programma di visite sul campo a una casa famiglia di accoglienza con quasi 100 posti letto diretta da un personaggio carismatico, a 2 organizzazioni attive nel campo della disabilità psichica e fisica ha permesso di ampliare la mia conoscenza sul mondo delle organizzazioni non profit spagnole. Ho gradito particolarmente la visita ad una parrocchia ubicata in una delle zone più povere a nord della città con annesso servizio di fornitura di alimenti e beni di prima necessità alle persone più indigenti perché ho potuto confrontarmi con un simile modo di svolgere volontariato rispetto al mio impegno in Italia nella lotta alla povertà.
Le visite di studio sono state intervallate da un corso in euro progettazione su Erasmus + , il nuovo programma di mobilità di riferimento dell’Unione Europea fino al 2020, durante questo corso oltre alle lezioni frontali i partecipanti si sono divisi in gruppi per esercitarsi sulla preparazione di 6 diversi progetti di mobilità su tematiche (ad esempio disabilità, promozione del volontariato, comunicazione, lotta alla povertà) e in paesi diversi che sono stati poi illustrati e molto probabilmente almeno un paio di questi saranno proposti alla Commissione Europea entro le prossime scadenze.
Il progetto di mobilità mi ha permesso di conoscere meglio il contesto culturale di Granada e dell’Andalusia, regione che avevo visitato già più di 20 anni fa, caratterizzata da un importante Università e da un grande flusso turistico.
Il clima con notevoli escursioni termiche dalla mattina fino alle ore più calde del giorno ha favorito la conoscenza delle molteplici bellezze culturali, artistiche e storiche di Granada grazie a un programma di visite guidate organizzato dal MEP e da una gradita tessera quasi illimitata di utilizzo dei mezzi pubblici per gli spostamenti in città. Ho personalmente approfondito la storia e i luoghi legati a San Juan de Dios il santo di Granada del sedicesimo secolo famoso per le opere di carità e l’accoglienza degli indigenti e dei malati dal cui carisma sono sorti i circa 400 Ospedali dell’ordine dei Fatebenefratelli ormai diffusi in tutto il mondo. Anche la Capilla Real, con le tombe dei re cattolici mi ha molto impressionato e ho potuto approfondire le vicende storiche della Spagna che hanno tanto influenzato il mondo moderno dopo il 1492, la presa di Granada il 2 gennaio è stato uno dei fattori che dal punto di vista economico e politico hanno favorito la missione di Colombo che solo 10 mesi dopo scopriva il continente americano.
In conclusione l’esperienza è stata molto positiva per molti aspetti: condivisione e convivenza con altre persone di diversa età e provenienza, approfondimento delle conoscenze linguistiche (proprio nei giorni di mobilità ho dovuto leggere e correggere due progetti in lingua spagnola per interventi in Ecuador di post terremoto e in Messico di formazione universitaria), conoscenza di persone e associazioni in un diverso contesto  culturale (proprio nei giorni di mobilità era in preparazione la tradizionale Semana Santa e ho potuto partecipare alla processione della Via Crucis insieme con la cofradia di San Matteo), vedere il Flamenco dei gitani e gustare le ottime tradizioni culinarie, le tapas e il pesce andaluso.
I principali aspetti positivi della mobilità sono stati la conoscenza di un diverso contesto culturale e il confronto con le plurime esperienze e opinioni delle persone del gruppo anche attraverso la piacevole condivisione della vita in appartamento con altre 5 persone che non conoscevo.

Giulia Ferri (Malta, 7 - 21 maggio 2017)

Di scambi, training courses negli anni, nel frame Erasmus ne ho fatti tanti, ognuno ovviamente è stato a suo modo unico ma questo appena concluso credo abbia lasciato un valore aggiunto, vuoi per la maturità personale con cui l’ho afffrontato, vuoi per le ambizioni e aspettative che si avevano già alla presentazione della propria candidatura.
Due settimane di training course sulla progettazione europea per operatori del settore noprofit, diretto da Kopin (Koperazzjoni Internazzjonali), partner maltese e dai suoi fantastici relatori Dominik e William.
Due settimane intense di conoscenza e confronto con enti maltesi che lavorano nel campo dell’immigrazione, scoprendo con loro progetti locali e internazionali nel settore, testandone l’impatto e l’eventuale replicabilità in altri contesti.
Due settimane condivise con un gruppo di persone così eterogee per esperienze professionali e personali, nonché di provenienza, ma alla fine così simili nella ricerca di stimoli comuni e sogni futuri, che è stato, alla fine del viaggio, il vero fattore positivo inatteso del soggiorno. Loro, i compagni di viaggio, sono stati la vera occasione, reale, di confronto, crescita personale e professionale e credo che quello che abbiamo imparato dalla sinergia del gruppo è stato fondamentale per il successo di tutta la mobilità.
Due settimane in cui ho potuto riflettere come a questa età, noi giovani abbiamo ancora la possibilità di scegliere con chi lavorare veramente, di non accontentarci più di un’ “esperienza” magari non retribuita solo per “fare curriculum”, ma trovare il coraggio anche di dire “Basta!”, di non titubare delle competenze acquisite nei nostri percorsi di vita, ma farsi avanti senza esitazione in questo mondo che ha davvero bisogno di persone giovani e qualitativamente formate in questo settore.
Infine è stata l’occasione per individuare i settori più affini ai nostri interessi, scoprirne di nuovi e comprendere che fare rete tra noi, in fin dei conti, non è così tanto complicato, magari pensando già a qualche possibile calls per applicare insieme in futuro.
Quello che ho riportato a casa al termine di questa ennesima avventura, oltre ad un numero congruo di possibili nuovi partner per il mio network lavorativo, è stata la determinazione nel portare avanti progetti, la voglia di fare anche se viviamo in realtà a volte statiche ai nostri occhi magari divenendone noi stessi gli attori promotori, pensare al di fuori degli schemi. Spero pertanto di poter implementare e “rispolverare” al più presto progetti sul mio territorio, che fino a questo momento sono rimasti nel mio cassetto.


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